Evan, star di Youtube da 1,3 milioni di dollari all’anno .

EvanTubeHDDi stelline su Internet ce ne sono in grande quantità. Ma lui è in assoluto il bimbo più popolare, e forse in realtà non avete mai sentito parlare. Evan, 8 anni, alias «EvanTubeHD». Il piccolo guadagna milioni di euro commentando giochi e videogiochi, facendo «unboxing» di giocattoli o solo postando brevi sketch. Un numero? In tre anni, il suo canale ha totalizzato 745 milioni di visualizzazioni, il doppio del canale sportivo Espn, tanto per capirci. Tutto è nato per gioco, ma ora il gioco si è fatto dannatamente serio.

La sua «professione» è il sogno di ogni bambino: scarta i giocattoli appena usciti in negozio e poi inizia a giocarci. Il suo lavoro è anche un sogno per gli adulti: il canale su YouTube, partito tre anni fa e al quale nel frattempo collabora tutta la famiglia, genera oltre 1,3 milioni di dollari all’anno, circa un milione di euro. Avete capito bene: 1,3 milioni. «Abbiamo iniziato con un filmato al mese – aveva raccontato qualche tempo da il padre Jared a Newsweek -, solo per gioco, una sorta di avventura padre-figlio». La clip di Evan che «recensisce» il gioco di plastilina di Angry Birds è stato visto più di 51 milioni di volte. «Scusate se parlo un po’ strano oggi, ma ho appena perso due denti davanti», è il colpo da teatro del bimbo, che poi inizia a testare il prodotto. Con la sua candida linguaccia, l’entusiasmo e i filmati coloratissimi «a prova di bimbo», il successo è stato immediato. Il regista è il papà, che poi aggiunge qualche effetto speciale e infine carica tutto su YouTube. A volte compaiono anche la sorella, la mamma e qualche amichetto.

Evan, nel frattempo, è più famoso di molti cantanti e attori. Tuttavia, conduce una vita normalissima: va a scuola, esce con gli amici, va al corso di karate, si diverte al computer. «Non credo che si renda conto della popolarità del suo canale», dice il padre. Probabilmente è meglio così. In ogni caso, i genitori cercano di proteggere la sua privacy fintanto che possono, non vogliono nemmeno rivelare il cognome. I guadagni (che arrivano grazie alle pubblicità e l’inserimento di marchi) servono per coprire i costi di produzione. Tutto il resto va direttamente in un fondo per i figli quando andranno al college.

 

(fonte: Corriere.it)