Pancia gonfia? Gli alimenti da evitare

Ne soffrono tantissimi, uomini e donne, con una maggioranza al femminile e spesso non si riesce proprio a combatterla: si tratta della pancia gonfia, un disturbo che affligge la silhouette, rendendola appesantita e poco sexy. Quando poi capita di ricevere la fatidica domanda “aspetti un bimbo?”, ecco che è ora di correre ai ripari. Ecco alcuni suggerimenti.



DA COSA DIPENDE IL GONFIORE ADDOMINALE?

Il gonfiore addominale può derivare da disturbi di diversi tipi, come il meteorismo, ovvero un eccesso di gas intestinale che porta ad aerofagia, cioè la deglutizione di troppa aria, che raggiunge lo stomaco e l’intestino e provoca flatulenza o eruttazione. Molto dipende anche dall’alimentazione che, se eccessivamente ricca di alcuni cibi, può dare gonfiore. I consigli che i medici danno nei casi di addome gonfio variano da paziente a paziente, è importante dunque non prendere l’iniziativa ma farsi visitare e agire di conseguenza.

GLI ALIMENTI DA EVITARE SE SI SOFFRE DI GONFIORE
Nel frattempo si può provare a migliorare la propria alimentazione, riducendo alcuni ingredienti e prediligendone altri. Per ridurre il gonfiore, è molto utile eliminare le bevande gassate, l’alcool, i latticini, ma anche alcune tipologie di frutta, come le prugne, le pere, le pesche o i cachi, e verdure, tra le quali cipolla, aglio, cavoli e broccoli.

No anche ai legumi, da scegliere piuttosto i cereali decorticati. I carboidrati, come pasta, pane, patate e dolci, sono zuccheri che fermentano e producono dunque gas. In caso di meteorismo è importante ridurli o sostituirli con riso e altri cereali, ad esempio farro, miglio, orzo. Insomma, meglio adottare una dieta che preveda cereali in media quantità, pesce, carne, verdura e frutta differenti da quelle scritte sopra, uova e yogurt.

UN CONSIGLIO IN PIÙ
Se il gonfiore è costante e non è dunque dovuto a un periodo in cui magari l’alimentazione è scorretta, è importante farsi visitare da uno specialista. Nel frattempo si può tenere un diario alimentare, così da segnare tutto ciò che si è mangiato per una settimana e aiutare il medico a capire meglio la situazione, oppure rendersi conto autonomamente che il disturbo deriva dall’assunzione di un cibo in particolare.

 

 

 

 

Fonte: IlQuotidiano.net